Castellana dei misteri

10-07-08

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CASTELLANA IL MONTE DEI MISTERI

Di  BRUNO  DELLA  ROSA

Uno scienziato inglese sostenne d'aver visto dall'alto della Castellana oceani e continenti di tutto il pianeta. Una visione che durò quattro ore. Per cinque anni non ne parlò con nessuno: aveva timore di essere preso per un pazzo. E' possibile vedere dalla sommità di un monte alto poco più di cinquecento metri il mondo disteso ai propri piedi? Ovviamente tutti risponderanno di no tranne, forse, i sognatori, quelli che con la fantasia viaggiano avanti e indietro nel tempo e nello spazio e vivono avventure da far invidia a scrittori come Alphonse Daudet o Rudolf Erich Raspe, che hanno reso universalmente famosi eroi come Tartarino e il barone di Munchausen, protagonisti di strabilianti avventure. Ma nella seconda metà del secolo scorso, un uomo raccontò di essere stato protagonista di un avvenimento straordinario, sbalorditivo, difficilmente credibile: appunto la visione, dalla vetta di un monte, del mondo intero. Oceani, continenti, catene montuose, laghi. Panorami che, alla stregua di una ininterrotta sequenza cinematografica, si palesarono ai suoi occhi, tanto che poi scrisse: "Meravigliato e pieno di rapimento, io non restai più a lungo a contemplare. Chiusi gli occhi che il mio animo estasiato non riusciva più a seguire. Essi avevano visto il giro del mondo, tutto l'Equatore e i due circoli polari". Ed a "vedere" il mondo ai suoi piedi non è stato un poeta o uno scrittore, categorie che spesso ricorrono alla più sbrigliata fantasia nel dare vita alle loro opere, ma uno scienziato e per di più inglese, quindi accreditato di quel controllo e della freddezza cui vanno orgogliosi i figli di Albione. Lo scienziato si chiamava F.W.C. Trafford ed era un naturalista che nel Marzo 1869, sulla scia di tanti suoi conterranei, era venuto a visitare il golfo spezzino in seguito battezzato da Sem Benelli "Golfo dei Poeti", proprio per l'interesse che questo mare - racchiuso nel semicerchio di monti e colline da cui gode una magnifica vista - ha sempre suscitato tra gli uomini di cultura di tutto il mondo. Il 28 Marzo di quell'anno Trafford si inerpicò lungo irti sentieri per raggiungere la vetta di monte Castellana che domina la città da lato di ponente. Castellana è un monte che ha qualche venatura di mistero per gli spezzini. Nei suoi anfratti sono state trovate punte di selce usate dai cavernicoli in epoca preistorica. Inoltre gli spezzini guardano a quella vetta come ad un barometro per sapere che tempo farà: se la cima è coperta da nuvolaglia, bisogna premunirsi e uscire di casa con l'ombrello perché pioverà sicuramente (se a Castellana la se 'ncapela, ne te scordàe a ca l'ombréla). Dunque lo scienziato inglese il pomeriggio del 28 Marzo 1869, giornata tiepida e trasparente, salì sulla vetta dove i francesi, sotto Napoleone, avevano costruito un forte poi andato in rovina e da lassù ebbe la straordinaria visione che successivamente raccontò in uno opuscolo pubblicato però a cinque anni di distanza dal fatto. Trafford spiegò successivamente perché attese così tanto a raccontare l'incredibile avvenimento del quale asserì essere stato protagonista. Aveva avuto paura d'essere preso per un pazzo, o peggio per un visionario, lui che da bravo naturalista era abituato a camminare con i piedi ben posati per terra e non con la testa fra le nuvole. Ma cosa aveva visto dall'alto della Castellana lo scienziato inglese? Nel suo opuscolo disse, prima di tutto, che quel pomeriggio era di eccezionalissima limpidezza atmosferica, circostanza che fu all'origine del fenomeno al quale diede il nome di "telorama" . E poi aggiunse che per qualche momento dubitò di vedere ciò che si parava ai suoi occhi: tutto il bacino del Mediterraneo, la Corsica, la Sardegna, poi la Spagna e via via le altre parti del Globo. Della Groenlandia accennò perfino alla natura delle rocce e dei ghiacciai; affermò che vide la Siberia senza ghiaccio e neve, l' Australia, la Nuova Zelanda, l' America del Sud da Panama a Capo Horn, la Cordigliera andina, il Rio della Plata e quello delle Amazzoni, l'Africa con le sue savane e le grandi montagne dalle vette perennemente coperte di neve. La "Visione" di Trafford, come in seguito egli stesso annoterà nel suo scritto, durò quattro ore e mezza e dopo averne parlato diffusamente mettendo in risalto le particolarità geografiche scorte nel dipanarsi del "Telorama" , lo scienziato concluse con queste parole: "Se la mia visione fu una allucinazione durata quasi cinque ore, la sola della mia vita, allora può essere accolta come curiosità negli annali della medicina, ma se questo rapporto può essere confermato, spetterà agli studiosi esaminare la possibilità di realizzare un osservatorio meteorologico sul monte Castellana". Il Trafford, pubblicò il suo scritto, come abbiamo accennato, nel 1874 a Zurigo in Svizzera a cura del libraio Orel Flussy col titolo "Amphiorama ou la vue du monde des montagne de La Spezia. Fenomène inconnu, pour la première fois observè et decrit avec une carte du Continent polaire" . Il documento sarebbe rimasto ignoto senza dubbio se una copia non fosse capitata fra le mani di uno scienziato italiano, Giovanni Cappellini, geologo, il quale tuttavia si decise a renderlo noto solo nel 1919, mezzo secolo dopo la visione avuta da Trafford, tre anni prima di morire a 99 anni, a Bologna. Giovanni Cappellini, scienziato di grande caratura, tanto da essere definito dal Carducci "promotore e propagatore della scienza", aveva scritto centinaia di pubblicazioni di geologia, archeologia e paleontologia, fondato il museo geologico di Bologna e introdotto nell' insegnamento universitario le teorie di Darwin. Lo studioso italiano fu molto colpito dal racconto fatto da Trafford e cercò in ogni modo di venire in possesso del manoscritto originale, ma le sue ricerche, effettuate anche con la collaborazione di altri suoi colleghi di nazionalità diversa, non approdarono a nulla. Alla fine smise d'occuparsene e solo dopo molti anni, ormai in pensione e con tanto tempo libero a disposizione, si decise a pubblicarne un sunto nel Giornale Storico della Lunigiana edito alla Spezia, città in cui era nato. Era passato mezzo secolo dalla "visione" dell'inglese e Cappellini spiegò che dopo le inutili ricerche della memoria originale o di qualche traccia del naturalista inglese, ritenne di segnalare il "caso" alla società di studi storici spezzina con la speranza che a qualche collega potesse servire di incitamento a visitare il monte Castellana dove gli uomini preistorici fabbricarono le prime armi di pietra. "Per ragioni facili da immaginare - scrisse Cappellini - ho abbreviato ciò che il Trafford ha narrato accuratamente e direi anche distesamente, ma mi astengo da ogni giudizio per quanto vi può essere di vero e quanto evidentemente è sogno". La divulgazione del testo tuttavia suscitò grande interesse che non fu scalfito dallo scetticismo di molti. Spuntarono gli inevitabili "esperti" e qualcuno affermò che il fatto poteva essere effettivamente avvenuto per un fenomeno di rifrazione atmosferica. E si citò il caso di Alessandria d'Egitto, porto dal quale si vedono un giorno prima del loro arrivo le navi provenienti da Malta. Ci fu anche chi paragonò Trafford a Linceo, il leggendario navigatore che aveva la dote di vedere sottoterra i filoni dei minerali e scoprì Castore e Polluce nascosti dentro una quercia cava. Ma c'è stato chi, come lo scrittore Ettore Cozzani, fondatore della Rivista Eroica e dell'omonima casa editrice, dedicò alla vicenda di Trafford un racconto nel quale il protagonista è un pellegrino che, scosso dal miracolo cui ha assistito dall'alto del monte, disceso sulle rive del Golfo in preda ad un comprensibile turbamento, incontra un sacerdote a cui confida la sua straordinaria esperienza. Dopo averlo ascoltato, il sacerdote gli dice: "Se voi avete visto tutto il mondo, così vero ed esatto, da averlo potuto confrontare con i vostri ricordi, non potete averlo visto nella realtà, se le leggi fisiche non sono capovolte. Allora l'avete visto nel seno di Dio, dove tutte le cose della vita e perfino i nostri sentimenti e pensieri, si riflettono esatti… Si, per un lungo attimo con i vostri occhi avete contemplato Dio stesso. Dio, che di tutti i luoghi del mondo, ha scelto il nostro Golfo per discendere dai suoi reami e raccogliersi fra le braccia soavi la terra, come madre il suo bimbo". Questo, in sintesi, il racconto dell'insolita vicenda che ha avuto per protagonista lo scienziato inglese. Ovviamente nessuno si è occupato poi di fare qualche indagine su quello che Trafford asserisce di aver veduto. Forse davvero i fenomeni rifrazione chissà... oppure un sogno dipanatosi in un tiepido e piacevole pomeriggio di primavera. Vero o no, che importanza può avere?  Milton, nel suo "Paradiso perduto" ha scritto: "La mente è il mondo e da se può fare un paradiso dell'inferno e un inferno del paradiso".

 


ANNOTAZIONI


A  cura  del   Prof.   ENRICO   CALZOLARI   (www.paleoastronomia.com)

Ho letto il contributo postumo di Bruno Della Rosa sull' "Amphiorama" visto sul Monte Castellana dal Trafford. Mi sono soffermato su una delle ultime frasi: " Ovviamente nessuno si è occupato poi di fare qualche indagine su quello che Trafford asserisce di aver veduto". Non si può sapere se ciò corrisponda a verità, perché esistono agenzie che possono studiare ciò a livello molto riservato. E' certo che non se ne è parlato in termini di ricerca scientifica o culturale. Fedele al motto di "osservare tutto e riferire tutto ciò che si è osservato" debbo comunicare in proposito che durante una conferenza sulle anomalie geologiche ed energetiche della nostra terra di Lunigiana, tenutasi al Centro Studi "Arthena" di Pozzuolo, questa primavera, è emersa una interessante testimonianza di un agricoltore che, dopo aver ascoltato il racconto dell'amphiorama, ci ha comunicato di aver vissuto una simile esperienza dal suo terreno di Luni, anche se per una durata molto inferiore, circa cinque minuti. Egli ha anche chiesto di poter visionare presso l'Accademia Cappellini il testo pubblicato nel Volume I - Fascicolo III - IV Anno 1919 (pagg. 81- 83) da cui avevo tratto il racconto. Questo tipo di esperienze può essere collegato con la tormentata geologia del nostro territorio, che può influenzare persone con particolari doti caratteriali. Tale tema appartiene agli studi dei rapporti fra masse e bio-masse e costituisce uno degli argomenti necessari per giustificare la presenza di numerosi siti sacri preistorici in Lunigiana, contrassegnati dal ritrovamento di statue-stele e da toponimi-spia particolarmente significativi. Una simile tematica spiega, tra l'altro, il perché la baia fra Lerici e San Terenzo sia stata chiamata   "Golfo dei Poeti" ; la lenticola di territorio esistente tra i due castelli mostra una gravità inferiore alla media. Ciò spiega perché lungo la passeggiata a mare tutti stiano bene, e non solo i poeti e gli artisti, le persone cioè dotate di maggiore sensibilità e ricettività. Nelle carte tettoniche del C.N.R. si rileva altresì che il Caprione è definita "Zona in sollevamento" (Progetto Finalizzato Geodinamica, Sottoprogetto 5, Pubblicazione n. 429). Ciò è spiegato dalla tettonica distensiva che ha interessato l'Appennino Settentrionale, in conseguenza della dinamica del bacino che oggi è occupato dal Mar Tirreno. I rilasci di energia tellurica derivanti da detto contesto geologico possono essere percepiti in un intervallo energetico bio-compatibile che interessa il Visibile e l'Infrarosso, da 229 a 39 KJoule (R. Chiari - 2° Corso di Medicina e Igiene Ambientale - Castello di Cays, Cabalette - Torino, 1997). L'esperienza descritta da D.H. Lawrence durante il grande pic-nic fatto sulle alture del Caprione, quando giunse a vedere la valle del Magra, le Alpi Apuane e la costa fino a Viareggio, salendo da Tellaro (…il mio sangue si mise a scorrere con delizia… non Ti potrei raccontare come io potei saltare in aria, è veramente amabile…), non è soltanto conseguenza di un grande impatto visivo, ma anche della grande faglia (master fault) che passa proprio in quel tratto del promontorio, ed i cui rilasci energetici furono ricevuti dallo scrittore, certamente sensibile a ciò. Non occorre quindi rifugiarsi in Milton - come si legge nella chiosa finale - per mettere a tacere il problema epistemologico che l'amphiorama pone. Occorre invece approfondire le ricerche su questi strani accadimenti. Proprio recentemente sono apparse su Internet notizie di episodi accaduti nel corso della Seconda Guerra Mondiale ai piloti degli squadroni di cacciatori notturni dotati di aerei "Mosquito" , muniti di radar, proprio durante azioni che interessavano il nostro golfo (1944 - 1945). Tolto il segreto militare, si è saputo di avvistamenti di strani globuli di luce, che viaggiavano a velocità elevatissima, che inutilmente i piloti cercavano di inseguire. Italiani e Tedeschi nulla sapevano di ciò, così come nulla sapevano del fatto che gli strumenti dei bombardieri alleati che raggiungevano la "bombing-area" dell'Arsenale, volando sopra le alture occidentali del golfo, impazzivano sulla loro verticale. Si narra che il Genio Militare germanico scrivesse a Berlino per capire come fosse possibile che gli italiani facessero cadere i "trolley" dei tram proprio in certi punti della città, evidentemente per preparare attentati. Anche ai giorni nostri gli autisti dei filobus sanno quali sono questi strani punti, provate a chiederglielo. La geologia può offrire spiegazioni per questi accadimenti, apparentemente strani. Per capire gli effetti sugli uomini esiste la disciplina detta geo-biologia, che ha illustri precedenti storici. Vitruvio narra come gli Etruschi, prima di antropizzare un territorio con insediamenti umani, vi facessero dimorare un gregge di montoni per un anno. Uccidendoli potevano verificare se gli organi degli animali avessero subito particolari lesioni, da quella permanenza. In caso affermativo quel luogo non sarebbe stato considerato salubre neppure per gli uomini. La conoscenza scientifica del territorio profondo, tramite la geologia, dovrebbe essere inserita nella medicina abitativa ed anche nella medicina del turismo, per trarre vantaggi dalle particolari valenze del territorio, evitandone altresì i pericoli. Già Aristotele narra che in Sardegna vigeva il costume di dormire presso le tombe degli eroi, e ciò veniva fatto a scopo terapeutico (Filopone) o per liberare da visioni ossessive (Tertulliano). Ciò che in antico veniva attribuito all'influenza degli eroi capostipite del proprio gruppo etnico oggi può meglio essere capito come influenza delle caratteristiche geologiche del sito, che influiscono sul sistema neuro-vegetativo. I valori geologici di un territorio andrebbero venduti come "valori d'uso", cioè valori che si perpetuano nel tempo e che continuano a fornire lavoro e ricchezza. Purtroppo si deve constatare come manchino carte geologiche aggiornate e per alcune parti del territorio siano ancora in uso carte del secolo scorso (cfr. carta dello Zaccagna). Sarebbe bene che le autorità preposte alla cura del territorio e al suo sviluppo fossero consapevoli di ciò ed utilizzassero tutti i più sofisticati sistemi per conoscerlo (ad esempio il laboratorio volante LARA). Quest'ultima considerazione mi sembra possa degnamente chiosare in termini futuribili, il contributo di Bruno Della Rosa.

 

 

 

 FANNY   D’ALBANA  (LE  ROSSE)

   

 Sul fondo della conca d'Albana, dove si incontrano i territori della Spezia e di Portovenere spartendosi le balze di pietra rossa, c'era un tempo il fertilissimo orto dei monaci di San Venerio. Le colture non sono state ancora sfrattate dalla terra d'Albana, dove s'ammira un vigneto in bell'ordine che produce vino bianco secco "Cinque Terre" e passito "Schiacchetrà" o come si dice a Tramonti di Campiglia "Rinforzato". Il disciplinare della Doc (denominazione di origine controllata) riferito al territorio delle Cinque Terre perimetra, infatti, quelle fasce di viti albarola, bosco e vermentino sorrette da muri a secco di pietra arenaria. Tra pergole e filari spicca una casetta dal tetto rosso, ricca di storia, avendo accolto a lungo i discendenti di San Venerio ed essendo stata dimora, successivamente, di due interessanti personaggi. Le terre d'Albana (citate in un documento del 1214, scritto in latino) appartennero per un certo periodo ai monaci dell'Isola del Tino e poi agli Olivetani delle Grazie: il 6 maggio 1432, infatti, il monastero dei Tino fu unito a quello degli Olivetani, da poco fondato da una comunità proveniente da S. Girolamo di Quarto. Quando il dominio della Repubblica di Genova si consolidò nel territorio di Portovenere, l'Albana divenne proprietà di nobili famiglie genovesi. Evidentemente poco interessate, la cedettero a piccoli lotti a contadini e pescatori di Portovenere, i quali, poco alla volta, donarono i rispettivi appezzamenti ai monaci di S. Venerio affinché pregassero per le loro anime e, una volta defunti, officiassero messe di suffragio. Nel periodo in cui la Liguria fu occupata dai Francesi ed in conseguenza del contestuale scorporamento dei beni della Chiesa ad opera di Napoleone, l'Albana fu ceduta dall'Imperatore ad un suo fedelissimo e valoroso soldato, il capitano Boccardi: la Famiglia Boccardi si estinse con Fanny. La bella Fanny respinse corteggiatori blasonati e dalla borsa gonfia per sposare il proprio fattore, molto più anziano di lei, ma che possedeva la qualità per rendere ricca la terra d'Albana. Rimasta presto vedova, dinanzi al progressivo degrado del fondo l'ancor piacente signora cercò amore e sicurezza economica in un giovane Ammiraglio della Regia Flotta, che di lei s'era invaghito al punto di giocarsi la carriera. Si racconta infatti che egli prese l'abitudine di andare a trovarla con la nave, gettando l'ancora di fronte alle scogliere e guadagnando la riva con un barchino: ma, una volta, si levò improvvisa la burrasca e la nave, senza il suo ammiraglio a bordo, s'incagliò. Invano, poi, il comandante in seconda e l'equipaggio al completo cercarono di scagionarlo, asserendo che mai s'era assentato . La notizia delle avventure d'amore corse e l'alto ufficiale venne rimosso. Fu peraltro contento. Innamorato di Fanny, poté infatti starle sempre vicino. A Campiglia la storia dell'Ammiraglio è stata ricordata a lungo, storia conclusaci poi amaramente. Traversie economiche ridussero Fanny al punto di non poter più pagare le tasse, per cui la tenuta dell'Albana fu messa all'asta e passò di proprietà: il fortunato acquirente fu Gaetano Bertonati che veniva da Carpena (gloriosa podesteria al tempo della Repubblica di Genova) e che aveva costruito una fortuna scavando e vendendo pietra arenaria. Egli stesso  costruì strade e palazzi con quella pietra. A lui, del resto, l'Albana interessava non per il vino buono, ma per il ricco filone di arenaria che la solcava: fra il 1928 – 1929 il figlio Cesare costruì per sé, a metà vallata, naturalmente impiegando pietre d’arenaria, un castello che esiste tuttora ed è ben tenuto. Lui tuttavia non lo terminò di proposito, non osando sfidare le profezie di una zingara che predisse sventura se la casa fosse stata completata. (Bibliografia consultata: “ Il mare segreto delle 5 Terre” di Luciano Bonati)

 

      

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 22-02-07