Campiglia
Da un lato una siepe di case; dall’altro una chiesetta; poi, da sè, una
torricella monca, che dicono di un mulino. E le tre cose si profilano nel cielo
su dalla cresta alta alta del promontorio verde, il quale poi scende a
scheggiarsi sopra Portovenere, lontano…. Attorno a Campiglia, insolenze di pineta. Ma il paesetto si
difende la bellezza infinita delle sue viste. Da una piazzetta guarda l’estremo
annegamento del sole nel Tirreno che s’è fatto ligure; e da sentieri e viottole
cercherà, nella dimane, oltre il Golfo azzurro e le Apuane nivee, la
resurrezione dell’Astro. Perchè Campiglia vede nel cielo tutto l’arco delle ore,
e ne trae, per ogni sua cosa, le più diverse luci, ombre e fantasie…
O bimàre Campiglia, o bianca cresta
Di gàlea verde,
se ancor dall’alto del pinoso monte
il tuo si sperde
chiaro profilo al cielo azzurro azzurro
piumosamonte,
quando al di là del tuo biancor s’indora
al dì morente;
o Campiglia, tu sola fra le tante
Campiglia nate
nei monti e nelle valli e per le spiagge,
vedi prostrate,
tu sola, due tremende maestà:
Golfo e Tirreno….
Qua, in fondo, tra le braccia dei tuoi pini,
agita il seno
possente il curvo mar di Luni, greve
di quanta insidia
con le compresse folgori i negati
solchi presidia…
Tracce d’immensi pàttini, le scìe
vèrgano l’onda,
e traggon fili serici dall’urna,
all’altra sponda;
e se ripiglia l’àncora un aguzzo
dorso fumoso,
o legge è data al Golfo di lavoro
o di riposo,
fischiano le sirene acuti ringhi
d’enormi alàni,
e ne frizzan per l’aria evanescenti
èchi lontani…
A ponente, laggiù, Campiglia bella,
l’ultimo mare!
E’ uno splendore solo immenso immenso,
per un vibrare
di scintille anelanti all’Infinito!
Assorbe, incòrpora
Quello specchio del sol molte lunensi
vele di porpora,
e umiliato sfuma nella cerchia
estrema un tenue
pennacchio. Tra gli scogli ombrosi imbigiano
barchette ingenue
di pescatori, e procellarie, pazze
slargano l’ali
dappertutto. Si levano perenni
rombi abissali….
Tu, Campiglia, sovrasti. Reginetta
Immacolata
Tra le due furie stai. Tra i due potenti
Vivi bëata,
assorta nel gran vento del tuo cielo,
come rapita,
ora e per sempre, ai tempestosi gorghi
di nostra vita…
Tra le due furie stai, come solenne
cippo, se pure
li inviti a danza, i vignaròli in festa
con sonature
di flauti e fisarmòniche,nel rezzo
dei tuoi vigneti,
e spilli vino tuo, fresco tesoro
d’antri segreti!
Io sento qui, Campiglia, un filo strano
di fantasie
legare alle tue sorti semplicette
le sorti mie,
perchè se il tuo molino ha perso l’ali
e più non geme
di grave ruota, e solo, in alto, un èmbrice
nel vento freme,
perde l’ali cosi’ la vita mia,
e si discheggia,
quando l’urta il dolore: solo un rimpianto
ultimo aleggia.
Eppure, come tu cresci un’immortale
Schiatta di pini,
che il polso eterno in sè nella materia,
germi divini
rinverdisce così la vita mia,
quando m’aggiro
nella tua solitudine sdegnosa,
e in te m’ispiro…
Nella sdrucciola selva dei tuoi pini
un breve spazio
già mi fingo, per leggervi le amabili
odi d’Orazio
di gran cuore, e serrar le tempie in sogni
e avvolgimenti
di soavi speranze e di conforti
e d’ardimenti….
Per sempre alla tua pace, o borghicciòlo,
vorrei venire,
dove pur nel ricordo creperebbero
le invidie e l’ire;
e sùbito vorrei disimparare
per qual discesa
si torni alla città; vorrei nel cuore
portare illesa
fino alla morte la tua pace, e poi
finir quassù,
nelle dimenticanze amabilissime
che filtri tu!
Prof. Avv. Edoardo Vercelli

CAMPIGLIA COMPOSIZIONE
Campiglia: poche case
affondate
nel verde intenso di pini e
castagni;
la bianca chiesa, silente e
piccina;
accanto, quasi fiorito
giardino,
un breve pezzo di terra
sacrato
ai morti che vi riposano in
pace.
Sulle rocce che impervie
scendono
Al mare, l’aspro , tenace
lavoro
della sua gente, ha conteso
ai dirupi
terrazze brevi, assolate,
fiorite
di viti. Quando e’ vespro,
il disco
del sole, prima di
spegnersi, muta
in rosso il suo dorato
splendore
e, dei suoi raggi il
riflesso accende,
sul calmo mare, una strada
di luce.
MARIA ROSSI CIVARDI

CAMPIGLIA
Suo nido posa a cavalier del monte,
a picco sul mar :
di luce par genitrice e fonte…..
Dall’alte scalee, dal vetusto mulin
possente s’ode: come di tuon il naufragar
dell’onda, che di bianca spuma asperge
de pin la selva, de ciuffi l’erbe
cargo d’aroma forte e gentil.
Vision d’infinito fulgor
miri e rimiri
con sempre crescente stupor…
Quando Venere dai suoi baglior col mar confonde
….si chetan l’onde
dei castagneti lo stormir tace
ovunque intorno è Cristiana Pace….
PIETRO ALESSI
