I Poeti

10-07-08

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I  poeti  hanno  scritto

Quando un panorama è spettacolare e suggestivo, è invitabile che stimoli la sensibilità creativa di poeti, scrittori, pittori ed artisti in genere. Qui di seguito trascriviamo alcune odi e canzoni, che si riferiscono a poeti che hanno dedicato componimenti alle bellezze di Campiglia e Tramonti.

 

Campiglia

 

Da un lato una siepe di case; dall’altro una chiesetta; poi, da sè, una torricella monca, che dicono di un mulino. E le tre cose si profilano nel cielo su dalla cresta alta alta del promontorio verde, il quale poi scende a scheggiarsi sopra Portovenere, lontano….  Attorno a Campiglia, insolenze di pineta. Ma il paesetto si difende la bellezza infinita delle sue viste. Da una piazzetta guarda l’estremo annegamento del sole nel Tirreno che s’è fatto ligure; e da sentieri e viottole cercherà, nella dimane, oltre il Golfo azzurro e le Apuane nivee, la resurrezione dell’Astro. Perchè Campiglia vede nel cielo tutto l’arco delle ore, e ne trae, per ogni sua cosa, le più diverse luci, ombre e fantasie…

 

O bimàre Campiglia, o bianca cresta

Di gàlea verde,

se ancor dall’alto del pinoso monte

il tuo si sperde

chiaro profilo al cielo azzurro azzurro

piumosamonte,

quando al di là del tuo biancor s’indora

al dì morente;

o Campiglia, tu sola fra le tante

Campiglia nate

nei monti e nelle valli e per le spiagge,

vedi prostrate,

tu sola, due tremende maestà:

Golfo e Tirreno….

Qua, in fondo, tra le braccia dei tuoi pini,

agita il seno

possente il curvo mar di Luni, greve

di quanta insidia

con le compresse folgori i negati

solchi presidia…

Tracce d’immensi pàttini, le scìe

vèrgano l’onda,

e traggon fili serici dall’urna,

all’altra sponda;

e se ripiglia l’àncora un aguzzo

dorso fumoso,

o legge è data al Golfo di lavoro

o di riposo,

fischiano le sirene acuti ringhi

d’enormi alàni,

e ne frizzan per l’aria evanescenti

èchi lontani…

A ponente, laggiù, Campiglia bella,

l’ultimo mare!

E’ uno splendore solo immenso immenso,

per un vibrare

di scintille anelanti all’Infinito!

Assorbe, incòrpora

Quello specchio del sol molte lunensi

vele di porpora,

e umiliato sfuma nella cerchia

estrema un tenue

pennacchio. Tra gli scogli ombrosi imbigiano

barchette ingenue

di pescatori, e procellarie, pazze

slargano l’ali

dappertutto. Si levano perenni

rombi abissali….

Tu, Campiglia, sovrasti. Reginetta

Immacolata

Tra le due furie stai. Tra i due potenti

Vivi bëata,

assorta nel gran vento del tuo cielo,

come rapita,

ora e per sempre, ai tempestosi gorghi

di nostra vita…

Tra le due furie stai, come solenne

cippo, se pure

li inviti a danza, i vignaròli in festa

con sonature

di flauti e fisarmòniche,nel rezzo

dei tuoi vigneti,

e spilli vino tuo, fresco tesoro

d’antri segreti!

Io sento qui, Campiglia, un filo strano

di fantasie

legare alle tue sorti semplicette

le sorti mie,

perchè se il tuo molino ha perso l’ali

e più non geme

di grave ruota, e solo, in alto, un èmbrice

nel vento freme,

perde l’ali cosi’ la vita mia,

e si discheggia,

quando l’urta il dolore: solo un rimpianto

ultimo aleggia.

Eppure, come tu cresci un’immortale

Schiatta di pini,

che il polso eterno in sè nella materia,

germi divini

rinverdisce così la vita mia,

quando m’aggiro

nella tua solitudine sdegnosa,

e in te m’ispiro…

Nella sdrucciola selva dei tuoi pini

un breve spazio

già mi fingo, per leggervi le amabili

odi d’Orazio

di gran cuore, e serrar le tempie in sogni

e avvolgimenti

di soavi speranze e di conforti

e d’ardimenti….

Per sempre alla tua pace, o borghicciòlo,

vorrei venire,

dove pur nel ricordo creperebbero

le invidie e l’ire;

e sùbito vorrei disimparare

per qual discesa

si torni alla città; vorrei nel cuore

portare illesa

fino alla morte la tua pace, e poi

finir quassù,

nelle dimenticanze amabilissime

che filtri tu!

 

Prof. Avv. Edoardo Vercelli

 

 

CAMPIGLIA    COMPOSIZIONE

 

 

Campiglia:  poche case affondate

nel verde intenso di pini e castagni;

la bianca chiesa, silente e piccina;

accanto, quasi fiorito giardino,

un breve pezzo di terra sacrato

ai morti che vi riposano in pace.

Sulle rocce che impervie scendono

Al mare, l’aspro , tenace lavoro

della sua gente, ha conteso ai dirupi

terrazze brevi, assolate, fiorite

di viti. Quando e’ vespro,  il disco

del sole, prima di spegnersi, muta

in rosso il suo dorato splendore

e, dei suoi raggi il riflesso accende,

sul calmo mare, una strada di luce.

                             MARIA ROSSI CIVARDI

 

 

CAMPIGLIA

 

 

Suo nido posa a cavalier del monte,

a picco sul mar :

di luce par genitrice e fonte…..

 

Dall’alte scalee, dal vetusto mulin

possente s’ode: come di tuon il naufragar

dell’onda, che di bianca spuma asperge

de pin la selva, de ciuffi l’erbe

cargo d’aroma forte e gentil.

 

Vision d’infinito fulgor

miri e rimiri

con sempre crescente stupor…

 

Quando Venere dai suoi baglior col mar confonde

….si chetan l’onde

dei castagneti lo stormir tace

ovunque intorno è Cristiana Pace….

 

PIETRO   ALESSI

 

 

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Ultimo aggiornamento: 25-09-05